


Un'importante università italiana ci ha affidato la progettazione e la facilitazione di un hackathon rivolto a 600 studentesse e studenti e dedicato all'uso critico dell'intelligenza artificiale nello studio universitario.
Come si coinvolgono seicento studenti e studentesse in un processo creativo che non si limiti a discutere l’AI come fenomeno, ma la utilizzi per interrogarsi su quando vale la pena ricorrervi, perché e con quali conseguenze sulle proprie pratiche di studio?
Abbiamo ideato una giornata di hackathon strutturata in tre atti: una fase di esplorazione e ricerca, una di sviluppo di artefatti digitali capaci di aprire una conversazione sull’utilizzo consapevole dell’AI nello studio universitario, e una votazione dei progetti migliori con pitch pubblico.
Quattro principi etici hanno orientato l’intera giornata:
1. Trasparenza nell’uso dell’AI
2. Centralità dell’autorialità
3. Valorizzazione dei processi non digitali
4. Coerenza tra tema e metodo di lavoro
La mattina si è aperta con un intervento ispirazionale tenuto da una persona esperta di intelligenza artificiale, pensato per attivare la curiosità e offrire ai gruppi un vocabolario condiviso con cui muoversi durante la giornata.
Subito dopo i partecipanti, suddivisi in team eterogenei e multidisciplinari, hanno avviato la fase di ricerca organizzata in tre livelli. Nel primo, i partecipanti hanno ricevuto un set di card missione da completare attraverso esplorazioni guidate, come telefonate ad esperti, osservazioni dirette o raccolte di informazioni in rete. Il secondo livello chiedeva a ciascuno di estrarre tre insight forti da quanto raccolto. Il terzo livello, infine, è stato dedicato alla condivisione collettiva e al clustering dei risultati emersi per temi e pattern.
Terminata la ricerca, abbiamo condotto una sessione ispirazionale su artefatti di comunicazione di diversa natura, dalle landing page ai fumetti, dai manifesti valoriali ai podcast generati con strumenti di intelligenza artificiale, dalle installazioni interattive alle campagne visual, con l’obiettivo di allargare l’orizzonte delle possibilità senza vincolare le scelte dei gruppi.
La prima parte della fase di ideazione è stata guidata da una serie di attività pensate per stimolare la produzione massiccia di idee. Le intuizioni migliori sono state dapprima sviluppate individualmente e poi condivise all’interno del proprio gruppo, convergendo su un sistema di almeno due artefatti coerenti tra loro per linguaggio, messaggio o punto di vista.
Il pomeriggio è stato interamente dedicato alla realizzazione degli artefatti. Quattro ore di lavoro non stop, al termine delle quali ogni gruppo ha allestito i propri lavori in una mostra visitabile dagli altri partecipanti, che hanno votato i sei progetti migliori. I sei finalisti hanno poi presentato il proprio lavoro in una finalissima, davanti a una giuria composta dagli stessi studenti, docenti, esperti e facilitatori che hanno decretato il vincitore finale.
La documentazione del processo creativo, comprese le scelte fatte, gli strumenti utilizzati e il ruolo attribuito all’AI in ogni fase, era parte integrante della consegna.



Dalla giornata sono emersi più di 150 artefatti di comunicazione sviluppati dall’intelligenza collettiva di oltre 600 persone. Il gruppo vincitore avrà la possibilità di sviluppare il proprio progetto all’interno dell’università, che potrà così disporre di sistemi di comunicazione progettati dagli stessi studenti per orientare i propri pari verso un uso riflessivo, consapevole e critico dell’intelligenza artificiale.
La sfida successiva è capire quanto questa postura, nata in un contesto particolare e dinamico come un hackathon, possa radicarsi nelle pratiche quotidiane di studio e trasformarsi in un orientamento stabile all’interno della comunità accademica.
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