


Un importante ateneo italiano ci ha coinvolto per progettare e facilitare un percorso di co-design insieme a 150 docenti. Tre giornate di workshop per esplorare le opportunità offerte dall'intelligenza artificiale nella didattica universitaria e tradurle in pratiche concrete e condivisibili.
Come possiamo aprire uno spazio di confronto tra docenti sull’uso dell’AI nella didattica, dove condividere difficoltà ed esperienze e immaginare pratiche capaci di trasformare il contesto accademico?
Abbiamo accompagnato i docenti nell’ideazione di azioni concrete per integrare l’AI nella didattica, partendo dalla riflessione sui propri bisogni. Il framework metodologico ha integrato strumenti di design thinking e attività laboratoriali, con l’obiettivo di valorizzare l’esperienza già presente in aula e di aprirla a nuove possibilità.
Il workshop si è articolato in tre giornate, costruite attorno a un percorso che ha guidato i partecipanti dalla riflessione personale alla progettazione collettiva. Tutto è partito dai bisogni: i docenti hanno evidenziato le tensioni più vive del loro lavoro quotidiano, come il tempo sottratto dalle attività amministrative, la difficoltà nel tenere viva l’attenzione in classi numerose e sempre più eterogenee, il desiderio di formare studenti capaci di pensiero critico e non di delega passiva agli strumenti. Tensioni che esistevano prima dell’AI, ma che quest’ultima ha reso più urgenti e tangibili.
Nominare questi bisogni collettivamente è stato il primo passo per trasformarli in materiale progettuale. Attraverso un processo di mappatura e selezione, ogni gruppo di lavoro ha identificato le priorità su cui concentrarsi e ha formulato una How Might We question: uno strumento che sposta l’attenzione dal problema alla possibilità, dalla lamentela alla sfida generativa. Questo passaggio ha permesso di cambiare il registro della conversazione, passando da un elenco di difficoltà a un insieme di domande aperte su cui costruire.
La fase di sviluppo si è aperta con un momento ispirazionale: alcuni docenti hanno condiviso pratiche già sperimentate in aula, offrendo punti di partenza concreti da cui immaginare. Un brainstorming rapido ha poi moltiplicato le direzioni possibili, permettendo a ciascun partecipante di generare idee e confrontarle con quelle degli altri. Da questo materiale grezzo ogni gruppo ha selezionato e raffinato una pratica, descrivendone nel dettaglio obiettivi, modalità di implementazione e impatti attesi sulla didattica.
Al termine del workshop, ogni gruppo ha restituito in plenaria il lavoro svolto, aprendo un confronto che ha evidenziato la varietà di prospettive presenti nella stanza e trasformato il momento finale in un ulteriore spazio di apprendimento collettivo.



Il lavoro ha prodotto un insieme di pratiche concrete, organizzate attorno a quattro direzioni: promuovere la partecipazione degli studenti, automatizzare per recuperare tempo, simulare scenari reali, personalizzare la didattica. Osservando questi quattro cluster emerge un dato significativo: i docenti si sono concentrati sugli aspetti che oggi generano maggiore frustrazione, quelli più difficili da gestire o da realizzare come si vorrebbe. È proprio su questi ambiti che viene immaginato il contributo dell’AI. Da qui, la necessità di ripensare il ruolo del docente: da detentore della conoscenza, figura con forte controllo sui contenuti, a facilitatore dell’apprendimento, capace di progettare esperienze formative coinvolgenti e di abilitare gli studenti a usare gli strumenti con spirito critico.
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