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  • Co-progettare l’università del futuro

    In tre giorni di hackathon, studentesse e studenti di una prestigiosa università italiana hanno immaginato nuovi modelli di didattica capaci di rendere l’università pubblica più competitiva e, allo stesso tempo, più accessibile e significativa nell’era delle tecnologie emergenti.

    Shifton - Co-progettare l’università del futuro
    Sfida

    Come possiamo co-progettare nuovi modelli didattici per le università, capaci di integrare in modo significativo tecnologie emergenti e pratiche inclusive, rendendo l’esperienza di apprendimento più competitiva, accessibile e orientata al futuro?

    Strategia

    Abbiamo immaginato l’hackathon come un processo di co-progettazione basato su due premesse operative:

    1. L’ascolto e dalla ricerca sul campo, per permettere ai partecipanti – studenti e studentesse universitari dalla triennale al dottorato – di trasformare intuizioni e vissuti in insight solidi e, poi, in opportunità progettuali.

    2. La tecnologia non come fine, ma come abilitatore dell’apprendimento e delle relazioni universitarie, assumendo come criteri di qualità soluzioni innovative, inclusive, scalabili, durature e orientate al futuro. 

    Processo

    Il percorso è stato disegnato per accompagnare team studenteschi dalla comprensione del contesto alla costruzione di proposte presentabili e discutibili. Dopo una prima fase di allineamento e team building, la ricerca qualitativa ha combinato esplorazioni all’interno del campus universitario e desk research, con interviste guidate da uno script ispirato all’Appreciative Inquiry: un approccio che, invece di partire dai soli problemi, indaga ciò che funziona, i desideri e le condizioni che rendono possibile un cambiamento positivo. 

    Per aprire lo sguardo oltre l’“oggi” senza perdere aderenza al reale, abbiamo utilizzato il modello dei Tre Orizzonti, una cornice che aiuta a leggere il presente, immaginare traiettorie di evoluzione nel medio periodo e costruire scenari più radicali nel lungo periodo, rendendo progettabile l’innovazione in modo progressivo. 

    Gli insight raccolti sono stati poi sintetizzati e trasformati in sfida in forma di “How might we…”, individuando tre aree di opportunità: alfabetizzazione digitale, esperienze di apprendimento, relazione docenti-studenti. 

    Da qui si è aperta una fase di esplorazione e convergenza più strutturata: prima la costruzione di futuri possibili e lo scenario building per generare alternative credibili e desiderabili; poi sessioni di ideazione rapida (tra cui esercizi di generazione come il Crazy 8) per moltiplicare soluzioni, metterle in tensione e selezionare le direzioni più promettenti. 

    Le idee scelte sono state progressivamente rese “progettuali”: tradotte in una prima architettura tramite canvas e storyboard, chiarendo destinatari, value proposition, componenti del servizio e condizioni di adozione; quindi testate a bassa fedeltà attraverso una fase di pre-prototipazione, utile a verificare coerenza, fattibilità e impatto atteso prima della formalizzazione. 

    L’ultima parte del lavoro ha portato alla costruzione del pitch finale, per rendere le proposte comunicabili e confrontabili. Durante tutto il processo, momenti di check facilitati da Shifton e alla presenza dei docenti di un comitato tecnico-scientifico dell’università hanno sostenuto l’avanzamento dei team, migliorando la qualità delle scelte e mantenendo il lavoro orientato a soluzioni innovative, inclusive e scalabili.

    Le idee sviluppate durante l’hackathon rappresentano una prima risposta progettuale alla sfida e, soprattutto, una base comune su cui continuare a lavorare: indicano direzioni concrete per un apprendimento più esperienziale, più relazionale, più equo e più personalizzato.

    I risultati sono stati presentati e discussi all’interno di un gruppo di lavoro dedicato all’innovazione didattica, contribuendo alla riflessione su nuovi modelli formativi e sugli scenari dell’università del futuro.

    Credits
    Committente

    Riservato